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Numero Verde

Bruxismo

Il digrignamento dei denti (bruxismo) è una parafunzione, prevalentemente notturna, che danneggia e consuma i denti.

I suoi danni possono essere ridotti o eliminati con l’utilizzo di appositi bites (placche di svincolo) costruiti  con materiale rigido  e registrati ad oc in laboratorio ed aventi la funzione di evitare un contatto anomalo e dannoso fra i denti delle due arcate.
Consentono inoltre alla muscolatura masticatoria di rilassarsi, il che favorisce l’attenuazione o scomparsa dei fastidiosi sintomi che il paziente accusava in precedenza, quali cefalee, cervicalgie, vertigini e acufeni.

Per sport ad alto rischio traumatico e di impatto (calcio, boxe, rugby, karatè, kickboxe, squash, equitazione, sci, motocross etc...) esistono appositi proteggidenti costruiti in laboratorio con diversi strati sovrapposti a differente assorbimento dell'urto.
Il termine bruxismo deriva dal verbo greco brykein che significa mordere, divorare, digrignare.

Il bruxismo è l’atto involontario, e spesso non avvertito, di stringere e digrignare i denti durante il sonno o la veglia.

Si può presentare in varie forme, più o meno lievi, gli episodi di bruxismo possono ripetersi più volte durante la notte,  soprattutto nei periodi di maggiore stress o tensione, raggiungendo la forma più acuta durante il sonno rem, ed è un problema che, da recenti studi, riguarda  quasi il 50% della popolazione del mondo occidentale.

Il bruxismo crea soprattutto un notevole affaticamento della muscolatura masticatoria non concedendole tempo per rilassarsi.

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Si può presentare in varie forme, più o meno lievi, gli episodi di bruxismo possono ripetersi più volte durante la notte,  soprattutto nei periodi di maggiore stress o tensione, raggiungendo la forma più acuta durante il sonno rem, ed è un problema che, da recenti studi, riguarda  quasi il 50% della popolazione del mondo occidentale. Il bruxismo crea soprattutto un notevole affaticamento della muscolatura masticatoria non concedendole tempo per rilassarsi.

Infatti, i muscoli della masticazione dovrebbero essere attivi per circa 1, 2 ore al giorno per masticare i cibi durante i pasti, oltre ad una minima attività durante il resto del giorno per parlare e deglutire. Per il resto dovrebbero aver modo di riposare. Se invece una persona soffre di bruxismo, i muscoli vengono attivati continuamente, soprattutto durante la notte, quando dovrebbero riposare, e, come qualsiasi altro muscolo del corpo, si affaticano e diventano dolenti. Questo affaticamento si può estendere anche ai muscoli del collo e delle spalle, dando origine a forme di mal di testa soprattutto al risveglio.

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Per effetto della contrazione della muscolatura masticatoria, il bruxismo può  causare lo sfregamento e la conseguente usura delle due arcate dentali, mettendo in pericolo la naturale fisiologia della dentatura.

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Questo non solo accelera il processo di deterioramento dentale, ma riflette le sue conseguenze negative anche sull’apparato muscolo-scheletrico causando cefalee, tensione muscolare,e disfunzioni delle articolazione articolazioni temporomandibolari, che si possono infiammare e diventare dolenti. Oppure possono andare incontro a dislocazioni del disco articolare con conseguenti disfunzioni come schiocchi articolari nei movimenti di apertura e chiusura della bocca, deviazioni o limitazione dell’apertura della bocca.

La principale causa di questa patologia non è nota e non esiste alcuna terapia farmacologica specifica per curare questo disturbo. Alcuni studi suggeriscono che il bruxismo sia legato allo stress, e in alcune persone questo sembra essere vero perché loro stessi notano questa associazione. Ovviamente in questi casi è utile utilizzare tecniche di rilassamento, come lo yoga, la meditazione e il training autogeno, ma anche una passeggiata rilassante all’aria aperta o dedicarsi al proprio hobby preferito, per contrastare lo stress e ridurre di conseguenza il bruxismo.
 
Ci sono poi alcune malattie neurologiche che provocano la comparsa di movimenti involontari e aumentano anche l’attività dei muscoli della masticazione e quindi il bruxismo. Ovviamente in questi casi l’intervento del neurologo è indispensabile.
 
Come ultima ipotesi si deve considerare che alcuni farmaci possono dare effetti collaterali che coinvolgono l’attività muscolare provocando bruxismo, tra questi ci sono alcuni neurolettici e antidepressivi. Qualora questo succeda, si può parlare con il medico che li ha prescritti per valutare se sia possibile sostituire il farmaco con un altro, oppure modificarne il dosaggio.
 
Indipendentemente dalla causa del bruxismo ci sono dei sistemi che permettono di controllarlo e di evitare, o perlomeno ridurre, i danni che può causare alle varie strutture della bocca.
Digrignare i denti, cioè farli strisciare o sfregare gli uni contro gli altri, comporta una notevole usura dei denti, che col tempo si consumano. Se invece prevale il serramento dentale, cioè l’atto di stringere forte i denti tra loro, l’usura è minore, però si formano delle piccole filature dello smalto dei denti, cioè delle spaccature dovute alla pressione. Si possono anche verificare delle fratture dei denti e delle protesi, oppure la perdita frequente di otturazioni o di capsule o ponti che si decementano.

La sollecitazione che i movimenti del bruxismo procurano sui denti, si trasmette alle loro strutture di supporto, cioè l’osso dei mascellari (dove i denti sono “alloggiati”), e le gengive. A lungo andare queste strutture possono cedere e i denti diventano mobili. Con il bite si può anche modificare la posizione della mandibola, se questa risulta alterata, migliorando l’attività dei muscoli, e i rapporti tra le strutture delle articolazioni temporomandibolari.
Distribuendo i contatti dei denti con il bite si può anche ridurre la forza con cui si possono stringere, serrare e digrignare i denti, riducendo di conseguenza i danni che queste attività possono causare alle strutture della bocca, e favorendo il rilassamento dei muscoli masticatori.

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Se il bruxismo è presente anche durante il giorno è importante imparare a controllarlo. Infatti non si può pensare di utilizzare un bite anche durante il giorno, se non per un periodo di tempo limitato. Se la tendenza a stringere, serrare e digrignare i denti si presenta solo in alcuni momenti ben precisi (ad esempio durante un lavoro stressante o durante la guida), è indispensabile riuscire a identificare questi momenti in modo da prestare particolare attenzione ed evitare il bruxismo. Se invece tale tendenza si presenta in modo imprevedibile durante la giornata, si può usare uno stratagemma per cercare di ricordarsi di ridurla il più possibile. Si possono usare degli adesivi o dei post-it attaccandoli nei posti che si frequentano comunemente, ad esempio sul computer, sullo specchio del bagno, sul volante della macchina, ecc., in modo che vedendoli ci si ricordi di evitare di stringere, serrare o digrignare i denti, mantenendo una posizione di riposo: labbra chiuse e denti separati.

Ovviamente non è possibile controllare consciamente il bruxismo notturno, perché si verifica mentre dormiamo,l’unico rimedio riconosciuto come efficace è il bite cioè un dispositivo rimovibile in resina trasparente e rigida (alcuni utilizzano altri nomi: placca, placca di svincolo, ortottico, ecc.), che si inserisce sui denti, solitamente superiori, e permette di ridurre gli effetti del bruxismo.

Quando il bambino digrigna i denti: la teoria del “wait and see”

In alcuni casi il bruxismo si risolve spontaneamente, mentre in altri il fenomeno può essere talmente raro, o talmente poco intenso, da non giustificare alcuna reazione. In particolare, i bambini possono richiedere approcci terapeutici diversi da quelli indicati per un adulto. Infatti, il danno prodotto ai denti dei bambini è per la maggior parte transitorio in quanto riguarda i dentini di latte e non quelli definitivi. In uno studio condotto negli Stati Uniti, per esempio, a 126 bambini tra i 6 e i 9 anni era stato diagnosticato il bruxismo, ma un riesame effettuato a cinque anni di distanza ha rilevato che solo 17 bambini presentavano ancora la condizione. Il bruxismo giovanile è perciò ritenuto da alcuni autori “una condizione autolimitante che non evolve nel bruxismo adulto e che appare non correlata alla sindrome della giuntura temporomandibolare (TMJ). Ciò suggerisce perciò che il trattamento è d’obbligo se nel bambino il danno è grave, ma che se il bruxismo è occasionale o intermittente, l’attesa vigile è la strategia più indicata. Se per contro la condizione non scompare spontaneamente nell’arco di qualche mese, tende a ripresentarsi o è accompagnata da effetti preoccupanti, l’azione terapeutica deve essere immediata.